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Ville di Delizia

La testimonianza che Senago sia un luogo piacevole in cui edificare nobili dimore non solo in epoca seicentesca, quando Milano è devastata dalla peste, ma anche in una fase successiva, quella cioè che vede il diffondersi delle Ville di Delizia dall´indiscusso sapore rococò, è data dalla presenza di edifici di cui si conservano in parte gli originali fasti.

Villa San Carlo Borromeo 

Nel Seicento il cardinale Federico Borromeo rilevò una villa sul ciglio orientale dell´altopiano delle Groane e vi ospitò alcuni seminaristi e teologi durante l´epidemia di peste del 1630. Il nobile prelato morì nel 1631, troppo presto perché venissero svolti restauri radicali. Fu Gilberto IV Borromeo, divenuto in seguito vescovo di Novara e cardinale, a concepire la ristrutturazione della vecchia dimora patrizia. Il progetto iniziale, affidato a Filippo Cagnola, prevedeva una sostanziale trasformazione dell´antica struttura in un palazzo monumentale, incentrato su un cortile aperto a settentrione. Soltanto nel nostro secolo però, i lavori vennero ultimati, con l´intervento degli architetti milanesi Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi.

Villa Corbella-Martinelli-Sioli

Villa Sioli

I numerosi appellativi con cui è tradizionalmente denominata la villa indicano gli altrettanto molteplici passaggi di proprietà a cui il monumento ha dovuto sottostare nel corso dei secoli. In origine apparteneva ai Corbella, e nelle mappe catastali effettuate all´epoca di Carlo VI negli anni venti del Settecento risulta appartenere a Ludovico Corbella, mentre nel 1760 è di proprietà di un prelato, Ludovico, altro esponente della medesima dinastia. In quest´epoca l´edificio è già caratterizzato da un giardino, e appare denotato da un corpo ad L verso la strada, e da un fabbricato sul retro, elementi che secondo la bibliografia di riferimento si mantengono nella successiva realizzazione della struttura dalla forma ad U. Queste peculiarità servirebbero a spiegare la disarmonia e la disomogeneità avvertibili nel corpo mediano del complesso. La famiglia Martinelli subentra ai Corbella e successivamente lascia la dimora agli Arcivescovi di Milano, affinché ne ricavino la loro residenza estiva. In seguito al le leggi emanate nel 1866 si assiste alla deleteria vendita all´asta del complesso che diviene proprietà di Angelo Sioli. Da questo momento in poi il palazzo perde ogni connotazione di edificio nobiliare. Poco distante dal corpo principale vengono infatti edificati opifici e viene sacrificata un´ampia parte di giardino. Attualmente la villa presenta uno schema ad U aperto verso il parco ed è impostato su due piani. Presenta però alcune particolarità: vi è una sporgenza sopra il tetto in posizione asimmetrica rispetto alla facciata principale, e anche sulla facciata interna si nota un ulteriore sopralzo, probabilmente innestato in epoca recente. Sulla fronte interna permangono dei lacerti di quella che doveva essere la maestosa cornice di un finto portale dipinto, chiara espressione dell´illusionismo prospettico che troviamo in numerose dimore lombarde di matrice barocca, che presentano spesso facciate esterne sobrie e lineari e sorprendenti affreschi all´interno, già nelle corti. Gli ambienti interni so no stati ampiamente rimaneggiati durante il periodo della presenza degli arcivescovi milanesi, i quali dal 1820 la impiegano la villa come residenza estiva dopo averla ricevuta in dono dalla famiglia Martinelli. Le sale conservano ancora delle decorazioni che andrebbero riportate in luce e studiate, soprattutto quelle collocate nelle ariose ali laterali. I giardini all´italiana che comparivano in una stampa ottocentesca sono andati irrimediabilmente perduti. Poco distante dall´ingresso si trova la chiesetta di S: Bernardo, un tempo parte della villa. Acquisito dal Comune, il complesso è stato interessato da un vasto restauro. Attualmente ospita gli uffici comunali della Polizia Locale e dei Servizi alla Persona. Una splendida sala Conferenze e una sala Mostre.

Villa Verzolo-Monzini

Villa Monzini

ora di proprietà comunale, fu fatta costruire dalla famiglia Monzini verso la metà del 1700. Inizialmente l´edificio svolgeva una funzione agricola. Solo verso il 1850, in vista delle nozze di un componente della famiglia, venne deciso di trasformare l´edificio in villa, realizzando quindi anche i soffitti affrescati che si possono ancora vedere. La villa, sede della biblioteca comunale, sorge all´interno di un parco all´inglese aperto al pubblico. La villa, ora di proprietà comunale, fu fatta costruire dalla famiglia Monzini verso la metà del 1700. Inizialmente l´edificio svolgeva una funzione agricola.  La struttura  è stata interessata da diverse fasi costruttive, di cui si possono riassumere gli interventi principali. Si tratta di una dimora con corti laterali ed un´esedra frontale, caratteristiche architettoniche che differiscono non poco da qua nto percepibile oggi. Una primitiva costruzione della villa giunta sino ai nostri giorni può essere fatta risalire alla metà del Settecento, quando lo schema planimetrico ad U prevedeva un corpo centrale destinato ad abitazione e due ali laterali in cui si trovavano rispettivamente la scuderia e le dipendenze. Una seconda fase costruttiva è ascrivibile agli inizi del Novecento, quando si decide di ampliare una delle due ali prolungandola. Il complesso occupa un´area di 1.225 mq

 

Villa Ponti

La villa in stile neogotico è circondata da un vasto parco, in mezzo al quale sopravvivono i ruderi di una torre di epoca viscontea.